Chi è il tuo prossimo?
Di Francesco Franco Coladarci.
Prima di addentrarci sulla parabola del “buon Samaritano” dobbiamo comprendere chi era il prossimo per la cultura mosaica.———
YHWH fa un patto con il popolo d’Israele discendenti del patriarca Giacobbe, dice YHWH, farò di voi uno popolo di speciale possesso, separato da tutte le nazioni, proibendo qualsiasi alleanza con nazioni straniere, vietando matrimoni con i non ebrei, poiché Israele è un popolo speciale, poiché YHWH è il suo sposo e Israele è la sua sposa.
Quindi, il prossimo sono coloro che appartengono al popolo d’Israele, vi sono molti precetti che regolano tale rapporto.
Vediamone alcuni precetti morali i quali fanno riferimento proprio all’appartenenza del popolo.
Levitico Cap. 19-15-16
“Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. 16Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.”
Levitico Cap.19- 17>19
“Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.
19Osserverete le mie leggi.” (già vediamo il fratello ebreo come prossimo)
Levitico Cap.19-9-10
“Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; 10quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero.”
E’ da notare che mentre i figli del popolo sono identificati come “Prossimo” non lo sono per gli stranieri, i quali pur non essendo considerati come prossimo non si dovrebbero ugualmente al pari dei figli opprimere, i quali sono chiamati “Il Forestiero”.
Quindi il prossimo per l’antico israelita è un altro israelita.
Interessante che il dottore della Legge ben sapeva chi fosse il suo prossimo e la differenza con il forestiero, ma cercò di mettere in difficoltà Gesù ponendo un’altra domanda. “29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».
Ora, Gesù non cita più la Legge, ma la coscienza della persona, il suo cuore, stimola ciò che è l’intimo della persona il quale sovrasta e sorpassa qualsiasi “Legge”, Gesù usa allora una parabola per passare oltre la “Legge”, una parabola magnifica, la quale scava nel nostro profondo, su ciò che effettivamente siamo e non su ciò che appariamo, una parabola che esamineremo in dettaglio.
Il Buon Samaritano
Questa mirabile parabola è citata solo nel vangelo di Luca, ma se ben compresa ci aiuta molto nel nostro percorso cristiano.
Prima di tutto è necessario fare una breve premesse.
A chi si stava rivolgendo Gesù, narrato nei sinottici?
Forse ai Greci? Ai Romani? Ai popoli orientali? Oppure a noi oggi?
A nessuno di questi.
Gesù stava rivolgendosi al suo popolo, a un dottore della legge il quale era ebreo, conoscitore dei precetti della legge, ergo, Gesù ha risposto in parte secondo i canoni della legge, ma con la parabola del Buon Samaritano raccontata da Luca, sovrasta la “Legge” gli dà una nuova reinterpretazione, la quale se osservata non può che farci manifestare la “Somiglianza e Immagine di Dio- Genesi).
Con questa parabola Gesù scardina i “ preconcetti- precetti-imposizioni propri della Legge” sostituendoli solo con la “Legge dell’Amore” la quale non necessita di comandi, di obblighi e di purificazioni varie, né necessita all’osservanza dei 613 precetti, in quanto la “Legge” doveva fungere da tutore per il popolo, affinché al momento opportuno fosse condotto al Messia, il quale è il fine dell’esistenza stessa della Legge.
Rileggiamo di nuovo questa parabola evidenziandone aspetti molto interessanti.
<<30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così»>>
Interessante la risposta del dottore della legge “chi ha avuto compassione” si guarda bene dal pronunciare il nome “Samaritano”, in quanto anche se osservanti della Torah ed avendo un proprio Tempio, vi era un profondo odio tra i due popoli, per cui era impensabile che si potesse pronunciare il nome “Samaritano”, un insulto gravissimo che un giudeo potesse dire è chiamare un suo fratello con l’appellativo di samaritano, così come l’odio verso Gesù era così profondo che né i sacerdoti, né i leviti, né i dottori della Legge e né tantomeno i rabbini, si guardarono molto bene a non pronunciare mai il nome di Gesù, ma usando sempre altri appellativi ma sempre degenerativi degenerativi, come “ costui – quello- impostore – pazzo – malfattore – beone ecc.”
La strada che portava da Gerusalemme a Gerico era una strada non solo accidentata, ma a motivo della sua conformazione era ottima per le imboscate da parte dei briganti, per cui era già problematico percorrerla insieme agli altri ma sarebbe stato difficile percorrerla da solo.
<< Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti>>
La parabola non ci dice chi fosse quest’uomo, ma il fatto che scendesse da Gerusalemme ci può far pensare che era salito alla città di Gerusalemme come pellegrino al Tempio, poiché gli fu “portato via Tutto”, possiamo ipotizzare che si sarebbe fermato nella città per un certo periodo, anche perché nella parabola vengono coinvolti due personaggi i quali hanno officiato al Tempio, un Sacerdote ed un Levita.
Com’è stato detto, la strada che porta da Gerusalemme a Gerico è molto pericolosa a causa dei briganti, con le loro imboscate depredavano i viandanti senza escludere spesso la loro morte per le ferite riportate.
Sotto è riportata la cartina geografica del tempo di Gesù.
L’interpretazione che normalmente si da a questa parabola è quella di mostrare “Compassione verso qualsiasi essere umano”, indipendentemente dal suo credo, religioso, politico, etnico.
La “Compassione” non è dettata e non è vincolata dalle leggi, quali esse siano, politiche – etniche – religiose, la compassione le sovrasta tutte in quanto ciò che spinge ad averlo è solo ed esclusivamente “ L’Amore per il nostro fratello” nel quale ci si riflette in quello di Dio, poiché Egli è “Amore Incondizionato”.
Poniamoci ora una domanda, teniamola in mente mentre approfondiamo l’argomento” E’ lecito all’uomo violare la “Legge” per il bene dell’uomo?”
Com’era da immaginare, quest’uomo cadde nell’imboscata dei briganti mentre ritornava a Gerico, un altro aspetto è che tutti i personaggi camminavano sul lato della strada,poiché il racconto ci dice che in seguito passarono dall’altro lato, tale strada era transitata da uomini a cavallo, carri, animali, e quindi non potevano camminare al centro della strada, come d’altra parte facciamo noi oggi.
<<Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.>>
L’affermazione mezzo morto, non vuol dire che era mezzo vivo ( come con il bicchiere), ma che la sua condizione in quel momento era critica, per i briganti non interessava come il malcapitato si trovasse, per loro morto o no non faceva nessuna differenza, ma il fatto di dire mezzo morto sta ad indicarci che se non fosse stato subito curato certamente a breve sarebbe morto.
<< Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre>>.
Che fortuna, potremmo dire, stava passando un sacerdote del Tempio, il fatto che scendeva da Gerusalemme indica che ha concluso la sua settimana di servizio sacerdotale al tempio, una persona con ancora il profumo della liturgia, chi meglio di lui poteva aiutare quel povero disgraziato, lo poteva curare facendolo trasportare in qualche altro posto, lo avrebbe confortato, gli avrebbe fatto sentire con la sua presenza l’amore di YHWH, il calore di un fratello e per di più sacerdote del Dio d’Israele.
Nulla di tutto questo “quando lo vide, passò oltre”.
Poco dopo passò un Levita, anche questo possiamo definirlo ecclesiastico, un diacono, il Levita si interessa dell’aspetto liturgico, supporta il sacerdote, adempie gli incarichi del Tempio, il fatto che anche lui scende da Gerusalemme indica che ha finito il tempo che gli compete per il servizio al Tempio, sicuramente il Levita presterà soccorso.
Ma neanche per sogno, 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre>>
Possiamo dire che si comportò come il sacerdote né più né meno.
Sembrava che per quel povero malcapitato non ci fossero speranze sicuramente sarebbe morto.
Ma ecco che << Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno>>
Un Samaritano, appartenente al popolo più odiato, considerati la feccia dell’umanità,il peggior popolo di tutte le nazioni pagane,peggio degli esattori di tasse (i quali erano odiati) un odio da parte dei giudei che evitavano accuratamente perfino di nominarli per nome.
La parabola non ci dice se questo samaritano fosse un uomo religioso, di fede, oppure un poco di buono, ci dice solamente che “amava il prossimo”, mettendo da parte i suoi interessi per salvare la vita a quel poveraccio, quella vita che sarebbe stata stroncata senza il suo intervento.
Nello stesso modo, la parabola non ci dice nulla o poco in merito al sacerdote e al levita, solo che scendevano da Gerusalemme e che alla vista di quel malcapitato ambedue passarono oltre, chiediamoci, erano forse senza cuore, insensibili alle sofferenze del prossimo?, il fatto che uno era sacerdote e l’altro un levita si evince che erano persone “Religiose”, persone che ubbidivano alla Legge, ed è proprio l’ubbidienza alla legge che passarono oltre, non curandosi delle condizione della vittima.
Cosa vuol dire ubbidire alla “Legge”, soprattutto ubbidire hai suoi precetti, alle sue regole, alla sua dottrina.
Solo comprendendo le esigenze della legge possiamo comprendere il loro comportamento evitando di puntare il dito accusatore.
Lev 18, 24-30
<<Non vi contaminate con nessuna di tali nefandezze; poiché con tutte queste cose si sono contaminate le nazioni che io sto per scacciare davanti a voi. Il paese ne è stato contaminato; per questo ho punito la sua iniquità e il paese ha vomitato i suoi abitanti. Voi dunque osserverete le mie leggi e le mie prescrizioni e non commetterete nessuna di queste pratiche abominevoli: né colui che è nativo del paese, né il forestiero in mezzo a voi. Poiché tutte queste cose abominevoli le ha commesse la gente che vi era prima di voi e il paese ne è stato contaminato. Badate che, contaminandolo, il paese non vomiti anche voi, come ha vomitato la gente che vi abitava prima di voi…..>>
Impurità causata da cadaveri
Numeri 19 –, il contatto con un cadavere umano viene ad affermarsi nella mentalità giudaica come il gesto più contaminante in assoluto
tutto ciò che entra, accidentalmente o volontariamente, in contatto con un cadavere, con il suo sangue oppure con un osso del corpo di un defunto, sarà considerato massimamente impuro per un periodo di sette giorni.
Evidentemente né il sacerdote né il levita sapevano con certezza se la vittima fosse morta o meno, ma nel dubbio è meglio non toccarla.
Per l’uomo impuro per contaminazione da cadavere vige, nell’ottica del Rotolo del Tempio, il divieto di entrare e soggiornare nella Città Santa fino a quando non abbia espletato tutte i riti necessari alla sua completa e perfetta purificazione: <<Chiunque sia impuro per il contatto con un cadavere, non entrerà in essa fino a che non si purifichi>>
Possiamo fermarci qui nelle citazioni, anche se ve ne sono molte altre ancora, le quali condizionano l’uomo in ogni aspetto sia della vita quotidiana che il funzionamento liturgico nel tempio.
Questi due personaggi scendevano da Gerusalemme avendo officiato il loro turno nel tempio, per cui si guardarono bene dal fare atti che li avrebbero messi in una condizione di…Impurità.
Questa parabola pone una domanda fondamentale.
E’ giusto violare la Legge per il bene dell’uomo?
L’obbedienza cieca alla Legge, avvicinava l’osservante a Dio ma nel contempo lo allontanava dall’uomo, è la Legge che è stata data all’uomo non l’uomo alla Legge.
Possiamo concludere quest’aspetto dicendo che né il sacerdote né il levita erano persone senza cuore, insensibili, ma semplicemente erano persone “Religiose” e non di fede, le quali mettevano, precetti, regole, comandamenti, purità impurità ecc. prima di ogni altra cosa, fosse stata anche quella di soccorrere quel povero disgraziato.
CHI E’ IL MIO PROSSIMO
Esamineremo ora un aspetto centrale su chi sia il prossimo e cosa vuol dire amare come se stessi
Riprendiamo la pericope iniziale.
Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso..
Chi era il prossimo per una cultura ebraica? La propria famiglia, i propri parenti, il proprio clan, la propria tribù, infine il proprio popolo, per lo straniero non si doveva opprimerlo.
Nella parabola del samaritano non c’è nessuna indicazione della nazionalità del malcapitato, Gesù non dicendo nessuna nazionalità identificava ogni uomo a prescindere l’appartenenza nazionale, religiosa, come “Prossimo”
Parte III
Abbiamo terminato la parte II con questa riflessione
Nella parabola del samaritano non c’è nessuna indicazione della nazionalità del malcapitato, Gesù non dicendo nessuna nazionalità identificava ogni uomo a prescindere l’appartenenza nazionale, religiosa, come “Prossimo”
Esamineremo la prossima affermazione, ” Come te stesso”
Necessita ricordare che Gesù stava parlando al dottore della “Legge” e su ciò che la legge diceva in merito al prossimo.
“Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.”
Levitico Cap. 19-15-16
“Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. 16Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.”
Levitico Cap.19- 17>19
“Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.
19Osserverete le mie leggi.” (già vediamo il fratello ebreo come prossimo)
Levitico Cap.19-9-10
“Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; 10quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero.”
Possiamo dire che amare il prossimo significa amarlo nella misura in cui si vuole essere amati e nella misura in cui si ama se stessi.
Possiamo comprendere che la pietra di paragone è se stessi, ciò che voglio per me è lo stesso che voglio per il prossimo, la difficoltà è che spesso non sappiamo fino in fondo ciò che si vuole per se stessi.
Questa affermazione di Gesù “Come se stessi” data al dottore della “Legge” è forse valida anche per il cristiano?
Per il cristiano tale affermazione non può essere valida, Gesù stava citando ciò che la legge richiedeva, ma tale richiesta “come se stessi” è limitativa, in quanto Amare si fonda sulla persona stessa con i suoi limiti, la sua fragilità e l’incapacità di conoscersi profondamente.
Per il cristiano amare il prossimo non si fonda su se stessi ma sul nuovo comandamento che Gesù stesso ha dato.
Giovanni 13:31
“Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”
Come possiamo vedere, Gesù non ha abolito il concetto di prossimo secondo “la Legge” ma ne ha data una comprensione più profonda, più completa, ponendo non più”se stessi” ma indicando “egli stesso come pietra di paragone”.
Concludendo possiamo dire, di non vedere Gesù nel prossimo, ma nel prossimo vediamo Gesù.

