Teologia Cristologica – Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Parte I

“ Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”

Di Francesco Franco Coladarci

PARTE I

La pericope sopra citata, è presente in tutti i vangeli sinottici, cioè, in Marco, Matteo e Luca, ma solo nel vangelo di Luca è corroborata dalla parabola del “buon Samaritano”.

Su questo brano è necessario fare un approfondimento, in quanto nella risposta data da Gesù spesso si fanno delle interpretazioni non proprio corrette.

Prima di tutto mettiamo in sinossi tale brano.

Vangelo di Marco Cap.10-17>23

<<17Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». 20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». 22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!»>>.

Vangelo di Matteo Cap. 19-16>22

<< 16Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». 20Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». 21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». 22Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.
 23Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio»>>.

Vangelo di Luca Cap.10 – 25>37

<< 25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
29
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così»>>

Poniamoci la domanda su chi fosse questo “un tale”, il fatto che nel vangelo di Marco si dice che si gettò hai suoi piedi mentre quello di Matteo semplicemente si avvicinò, non è altro che il genere letterario che i due evangelisti usano.

Possiamo dire che è solo la stessa persona, in quanto la sua domanda “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”  si trova in tutti e tre i sinottici, anche in Gesù la sua risposta è sempre riferita alla “Legge” ma con indicazioni diverse.

Interessante che sia in Marco che in Matteo, Gesù fa riferimento hai “Comandamenti” ma non in Luca, la sua risposta per ogni vangelo esalta ciò che è nell’intimo dell’uomo, ciò che è il suo interesse primario, il quale agisce come un nemico interiore impedendogli un cambiamento o una conversione.

Chi è questo personaggio chiamato “Un Tale”?

Né il vangelo di Marco né quello di Matteo ci dicono di più su questa persona, è solo nel vangelo di Luca che possiamo identificare chi effettivamente è.

<< 25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»

Essendo Luca un medico, e un attento osservatore degli avvenimenti, possiamo comprendere come il suo racconto sia più dettagliato rispetto agli altri due evangelisti.

Spendiamo due parole sull’affermazione di Gesù in marco e Matteo. In sostanza e questo vale per tutti noi oggi e domani e sempre, l’amore per i beni materiali, per il denaro, per la ricchezza, per il potere se non si è padroni nel gestirli, saranno loro a gestire noi, con tutto ciò che ne consegue.

Ritorniamo su questo personaggio “Un Tale”

Luca ci dice che egli è un “Dottore della Legge”, il quale è specializzata nello studio della Torah o legge di Mosè, e nell’interpretazione da darle, affinché il popolo potesse osservarla, la cosa non era assolutamente facile, poiché nella Torah (Genesi -Esodo- Levitico- Numeri-Deuteronomio) erano stati estrapolati ben 613 precetti, e di quali precetti era più importante osservare non era facile, in quanto vi erano vari correnti di pensiero e di interpretazione, famose al tempo di Gesù era la scuola rabbinica di Bet Hillel e la contrapposta di Bet Shammai la quale era più rigida dell’altra.

Un esempio, chi interrò Gesù sulla questione del divorzio era la Bet Hillel, la quale cercava la condivisione di Gesù sul divorzio per qualsiasi motivo anche il più futile, al contrario la Bet Shammai ammetteva il divorzio esclusivamente per adulterio (l’adulterio è sempre dovuto alla donna mai all’uomo, ma questo sarà un altro argomento)

Riconoscendo Gesù come un saggio, questo dottore della legge provò ad interrogarlo con una domanda innocente per capire qual’era il suo pensiero in merito al precetto più importante (anche il concetto di Vita Eterna è molto diverso da ciò che insegnò Gesù).

Un aspetto interessante è la risposta che Gesù da nei vangeli di Marco e Matteo, egli si sofferma sulla sostanza della Legge, dividendo in due la sua risposta, la prima parte riguarda la relazione con Dio, come Liberatore del suo popolo dalla schiavitù in Egitto, la sua relazione con loro tramite un patto con Mosè il quale ricettore di tale patto e comunicandolo al popolo, la scelta di Israele se accettare o no tale alleanza ed eventualmente osservandola affinché Israele sarà sempre il suo popolo e Yhwh il loro Dio.

Gesù enuncia la prima parte(la quale si trova solo in Luca) sostanziale della Legge la quale riconosce Yhwh come loro Dio.

Gesù cita Deuteronomio  Cap.6- 4>6

“4Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. 5Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. 6Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore.”

Dopo aver citato quale sia il rapporto del popolo con il suo Dio, Gesù enuncia la seconda parte, la quale è strettamente legata alla prima, per questo cita il libro di Levitico Cap.19-18.

“Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.”

Citando questi due passi del libro di Deuteronomio e del Levitico Gesù evidenzia quale sia la sostanza della Legge e della diatriba rabbinica sui 613 precetti, inoltre nei vangeli di Marco e Matteo, Gesù evidenzia anche ciò che impedisce all’uomo di essere “perfetto”, il “Materialismo”, Gesù non condanna la ricchezza in quanto tale, esempi di uomini fedeli e ricchi, nelle scritture veterotestamentarie c’è ne sono molte, ma la questione che Gesù ha evidenziato è, fino a che punto la persona considera i beni materiali o la ricchezza? Sarebbe disposto ad una sua rinuncia per un bene superiore?, quale posto assegna alla ricchezza, come se fosse uno schiavo oppure come un padrone?, gestisci tu la ricchezza oppure vieni da essa gestito?.

La risposta è dettata dalla comprensione di chi sia il mio prossimo

                                 Chi è il tuo prossimo?

Prima di addentrarci sulla parabola del “buon Samaritano” dobbiamo comprendere chi era il prossimo per la cultura mosaica.

SEGUE